[Intervista] Il silenzio vivo di Mattia Loris Siboni

Estratto dell'intervista di Giovanni Panetta a Mattia Loris Siboni, analisi sul suo percorso elettroacustico, sul suo studio sul silenzio sulla lavorazione dell'album Quiet Area suite, tra il suo passato e il suo futuro.

Parliamo di Quiet Area suite. Come nasce in te l’intenzione di creare un’opera basata sul silenzio. Cosa ti colpisce in generale di questo fenomeno acustico, che nella tua tesi, per il Corso di Musica Elettronica al Conservatorio di Bologna, descrivi come non assoluto (ci vorrebbero strumenti specifici per creare qualcosa di approssimativo al silenzio assoluto, come la camera anecoica, utilizzata da John Cage), e relativo sia per l’ascoltatore che per i fini degli autori in musica e non solo? Pensi che il silenzio sia sottovalutato in generale?

“L’intenzione di studiare il silenzio nasce quasi per gioco, tutto è partito da una semplice chiacchierata in cui la frase “non è scontato che un silenzio sia uguale a un altro” è uscita come una semplice – e poco divertente – battuta, credo fosse l’estate del 2018. Riflettendoci a posteriori l’idea poteva essere plausibile e ho cominciato quindi a ragionare in questo senso, chiedendomi quante e quali fossero le tipologie di silenzio possibili e i loro scopi, metodi di utilizzo, analizzando e ricercando quindi il silenzio in musica. “Di fondamentale importanza è stato il contributo di Francesco Giomi, mio Maestro e figura di riferimento, il cui pensiero ha sicuramente stimolato questa mia ricerca; in più, avere partecipato più volte come musicista al suo progetto Back To Silence, mi ha dato l’opportunità di osservare questo fenomeno in prima persona anche all’interno della musica dal vivo e dell’improvvisazione. “Del silenzio mi colpisce la capacità di dare valore a ciò che non è silenzio, prima che stretto fenomeno acustico è una condizione in cui compositore e ascoltatore devono porsi, l’essere umano infatti (per fortuna) non può godere dell’esatto fenomeno fisico dell’assenza totale di suono. “Non credo che sia sottovalutato, spesso chi tende a evitarlo semplicemente lo teme, la condizione del “fare silenzio” infatti porta a mettersi in confronto direttamente con sé stessi, fermandosi. “Il silenzio è sempre più attuale e le riflessioni che si possono fare a riguardo evolvono con il passare del tempo, l’ultimo periodo ne è stato la prova. Come compositore ma prima di tutto come ascoltatore, sono curioso di come tutto ciò possa riflettersi in ambito musicale”.

(continua)

Leggi l'intervista completa di Giovanni Panetta su nikilzine.com

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